16/08/2006
EMOZIONI
Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi Chiamale emozioni…
Salire a piedi lungo una strada ripidissima, col fiato corto e la lingua fuori per la fatica, sei lenta ma indomita, perché l’aria fresca ti sostiene e ti asciuga il sudore. E perché sai che la ricompensa è lì, dopo l’ultima curva. Seguire con gli occhi il volo basso delle rondini immaginando quello più alto dell’aquila, oltre la vetta che ti sembra così vicina. Seguire con le orecchie il suono di campanacci pesanti e di muggiti rassicuranti. Sei arrivata, coraggio. Il paradiso è lì, appena avanti a te. E sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare un sottile dispiacere… che non c’è! Perché non può esserci nulla che ti ferisce veramente quando giaci abbracciata da un mare verde di erba alta e dolce, con accanto la persona che ami. E mentre la schiena è accarezzata dall’erba, e sei rilassata come sotto ipnosi, osservi il cielo sopra di te. E stai lì, felice, a invidiare la limpidezza del suo blu, così blu che nessun pittore, nessuna macchina fotografica riesce a rendere uguale. E non poter fermare gli ammassi di nuvole bianche, morbide e veloci, trascinate da capricciose correnti d’alta montagna….E perderti confusa nella bellezza mentre il cane, furbetto e dispettoso, ti strappa all’incanto, ti salta addosso approfittando della tua posizione indifesa e ti coccola e ti fa le feste, e ti bacia e ride con te, con voi, per l’emozione assoluta di un momento irripetibile. Semplicità del voler bene: basta una coda da agitare e un muso caldo da una parte, due occhi azzurri, un sorriso e due braccia forti dall’altra.
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
Domandarsi perchè quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi e' tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo solo
perché e' stato un po' scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese
e chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni
LUCIO BATTISTI (di Mogol-Battisti)
E la commozione, il sole caldo, il volo operoso dell’ape che si tuffa nel fiore a due centimetri dal tuo viso t’ispirano certe cose che… che lì non puoi fare, perché nessuna montagna è così deserta, nemmeno l’Everest, figuriamoci questa, raggiungibile in un amen dai vacanzieri della domenica come te. Anzi, del ferragosto.
Domandarsi perché la tristezza, quando cade in fondo al cuore non fa rumore… te lo chiedi proprio ora che stai così bene col mondo che nulla può scalfire questo momento di serenità, come le nuvole non possono scalfire l’azzurrità che ti sovrasta. Oggi la tristezza è lontana. Non esiste in quest’ora, in questo minuto, in questo secondo.
E stringere le mani per afferrare quanto più puoi di tanta serenità, ma la serenità non si può afferrare. C’è, e basta, alberga dentro di te, nel cuore e nella mente. E anche in quelli di lui, che ti leggono dentro, che sono lo specchio di te stessa.
E tornare a casa ridendo del traffico, dei rallentamenti, del burino col BMW coupè che ti sorpassa dove il divieto lo vedrebbero anche i ciechi e dove il limite di velocità non va oltre alla passeggiata di una mucca al pascolo. Tornare a casa e continuare a ridere e giocare, perché l’uomo che ti sta accanto lo sa fare benissimo, prende, e rende, la vita come un gioco, e la risata e il gioco sono liberatori. Lui è nato apposta per farti star bene, anche quando ti fa arrabbiare e poi ci ridete su. Lui è tutto ciò che ti serve per amare.
E scoprire che il calore umano è così a portata di mano, anzi… di tasto… è dietro il tasto di un pc, o di un telefono. E scoprire che quel che brucia forse non sono le offese, ma allora cos’è? …Di certo scopri che se qualcosa brucia, molto altro riscalda benevolmente, e ne godi quasi incredula, e ricopri di terra ogni piantina verde che ti sembra meritevole sperando che da questa possa nascere un giorno una splendida rosa rossa. Ma anche solo una margherita, comunque qualcosa che non rimanga sterile, ma a sua volta possa riprodursi con fiducia. Il seme dei buoni sentimenti. Chi si vergogna di pensarlo, di sperarlo è un idiota.
E chiudere gli occhi, alla fine di una giornata come questo ferragosto, per fermare qualcosa, quegli attimi che l’hanno arricchita, qualcosa che è dentro te, sì, ma forse non in altri, e pazienza.
Non puoi capire, amico mio.
Tu chiamale, se vuoi, EMOZIONI.
Sono banali.
Ma sono le mie.