14/07/2006

UMANITA' DOLENTE

Arriva in ambulanza, lo portano di sopra in barella. È anziano, gonfio come una mongolfiera  a causa dei liquidi in eccesso. E’ cianotico, respira male. Scompenso cardiaco, non ci vuole un genio a capirlo. Metti l’ossigeno, sistemalo a letto, per come può. Ha una gamba fasciata, bisogna controllare: un’ulcera distrofica, quelle da insufficienza venosa in una persona che ha già anche problemi di diabete. Ah, il diabete, il killer silenzioso. L’uomo, L., deve fare subito una trasfusione di sangue, oltre al diuretico in vena. Procedura d’urgenza. Inizia e termina la trasfusione, si controllano tutti i parametri, la glicemia è alle stelle, fagli anche l’insulina. Attenti a non mandarlo in coma.

 

 

Meno di mezz’ora e arriva l’elicottero con un’altra barella. M. è completamente sommersa dalle coperte e dalle infusioni che le hanno appoggiato addosso per portarla di sopra. Ha anche il monitor che sorveglia il ritmo cardiaco. E’ la prassi nei trasporti in elicottero di pazienti che si presume siano a rischio. M. ha 92 anni, due infusioni di farmaci vitali in corso e una grossa sacca contente un liquido bianco che pure le scorre in vena. È la sua alimentazione. E’ cachetica, provata, non mangia. Una grossa piaga le devasta il fondo schiena. Non sa dov’è, non sa che giorno è, dice di avere 70 anni, ma ti sorride. E poi non parla più. Forse non sa che dire.

 

 

M. viene trovata dalla figlia grigia in volto, la bocca storta e la dentiera protrusa, tutta rannicchiata su un fianco e senza coscienza, né di sé, né del mondo. Vai, accorri, ti maledici perché a causa dei nuovi arrivi non sei riuscita a passare prima da lei, che pure aveva la febbre, dovevi controllarla. Era sola in stanza. Da quanto tempo è così? Il monitor non segnala niente: è viva. Qualche scossone, e si riprende. Controlli tutti i parametri e alla fine è tutto in regola. Un lieve ictus, per fortuna risolto. Lei non ricorderà nulla.

 

 

E. è da una vita che sta male. La sua vita è stata scandita da vari interventi chirurgici sulle valvole cardiache. L’ultimo appena un anno fa, già rischioso, l’ultima chance, che le ha garantito pochi mesi di discreto benessere. Sta male, non riesce a respirare. Il viso è gonfio, l’ansia la divora. Non è così anziana, avrebbe tanti anni ancora da vivere, se non fosse malata. Cosa puoi farle? Ha già il diuretico in corso. Le spalanchi le finestre, le aumenti l’ossigeno, la rassicuri. Le racconti perfino barzellette e infine riesci a farla sorridere e perfino a farla stare un tantino meglio. Ma non puoi guarirla, maledizione. E’ al capolinea. Lei non lo sa, ma vedi che ha paura, è sempre agitata. Forse lo intuisce. E quel respiro che non viene, non viene, le impedisce di abbandonarsi sul cuscino. E’ orribile, la fame d’aria. Ti fa sentire un pesce fuori dall’acqua, e come un pesce boccheggi.

 

 

V., dopo qualche giorno di discreto benessere, alla notizia che sarebbe il caso di prendersi un aiuto in casa, qualcuno che abbia cura di lei, si fa venire il mal di cuore. Ha l’angina, il suo cuore soffre realmente. Non regge all’idea di dover rinunciare all’indipendenza, seppure quasi ottantenne. Pensa che ai figli non gliene importi di lei, si chiude a riccio, prende l’ansiolitico e si rifugia in un mondo a sé, meno crudele. Dorme, vuole dimenticare il dolore del suo cuore. Ma il monitor, freddo e senza emozioni, ne rivela la sofferenza.

 

 

E poi.

 

 

E. ha la cervicalgia, oltre che più di 80 anni.

V. vuole proseguire la sua riabilitazione.

P. vuole una bottiglia di acqua, perché pensa che quella presa nella cucina delle infermiere è diversa da quella presa in bagno.

G. suda freddo, forse è un calo pressorio, forse un calo glicemico, forse un’aritmia…

C. vuole la purga.

 

 

E’ questa l’umanità che incontro oggi pomeriggio.

L’umanità dolente.

 

 

di Ramona 19:10:00 2 Commenti