02/04/2006
MI CHIAMO TOMMASO
Mi chiamo Tommaso e ho 18 mesi. Non avrò altra età che questa.Mi chiamo Tommaso e ho riccioli d’oro e occhi di cielo. Come gli angeli. Questi occhi hanno una colpa, quella di piangere perché non vedono più la mamma, così che hanno fatto arrabbiare gli uomini cattivi.
Mi chiamo Tommaso e sono un bambino. Gli uomini non si sono accorti che sono un bambino. Pensano che io sia uno dei miei bambolotti. Forse era un bambolotto che volevano.
Mi chiamo Tommaso, so dire mamma e papà e da poco ho cominciato a camminare. Volevo esplorare il mondo, che mi sembrava così fantastico. Non saprò mai com’è fatto questo mondo.
Mi chiamo Tommaso e so fare una magia. Ogni tanto la mia mente cancella le cose brutte. Si spegne, come quando spegni la luce, facendo click e basta. Non lo so cosa succede quando la luce è spenta. Ma quando si riaccende va tutto bene. Mi danno lo sciroppo perché ciò non accada, ma sai, non è così tremendo. Certe cose sì, sono davvero brutte. Sono un bambino e ho la facoltà di non vederle. Facendo click, ogni tanto.
Mi chiamo Tommaso e sono tanto malato. Quei signori che mi hanno portato via, di sera, forse volevano portarmi dal dottore. Ma la mia mamma non c’era più e i miei occhi piangevano. Faceva freddo ed era buio. Sono un bambino, volevo dire a quei signori. Ma loro credevano di avere in mano un bambolotto e i bambolotti non piangono. Oppure piangono il tempo che dura la carica della pila. La mia pila non si esauriva, le lacrime nemmeno. Quei signori hanno trovato un interruttore diverso dal mio, ma mi hanno fatto fare click pure loro. Solo che ora io non sono più capace di riaccenderlo.
Mi chiamo Tommaso e sono qui da giorni, in riva al fiume, in compagnia di animali che vengono, mi annusano e se ne vanno. Loro si sono accorti che sono un bambino.
Mi chiamo Tommaso e sono di fronte a un Signore con la barba bianca. Signore, dicono che tu sei il papà di tutti e mi hai fatto entrare qui insieme al mio angioletto, che piange più di me perché lui voleva giocare ancora a lungo con me. Signore, se tu sei il mio papà, e adesso mi tieni fra le tue braccia, sei anche il papà di quegli uomini che credevo volessero portarmi dal dottore? Ma se tu sei buono, perché loro non lo sono? Dovresti dirgli, Signore, che i bambini piangono perché non sanno ancora parlare. Che i bambini vogliono stare con la mamma, e che hanno paura del freddo e del buio. Che i bambini vogliono diventare grandi anche loro, mangiando tanta pappa ma anche godendo di molte carezze. Che i bambini vogliono vedere i cartoni animati e hanno bisogno del ciucciotto. Che i bambini non si toccano perchè sono il futuro di tutti.
Signore, se gli dici questo, tu che sei buono, forse loro non faranno più quelle cose brutte e non spegneranno più gli interruttori ad altri bambini. E se gli spieghi tutto per bene, magari io la prossima volta torno e finalmente divento grande.
Intanto sto qua con te. Non so perché mi hai chiamato. Ma a parte che non c’è la mia mamma, sento che tu mi vuoi bene.
Mi chiamo Tommaso, ero un bambino. Ora sono davvero un angelo.