28/03/2006

TRA BOTTEGHE E POESIE, QUANTE EMOZIONI

Qualche tempo fa un’amica mi ha detto: “Perché non ci licenziamo e apriamo una libreria io e te?”

L’ho guardata come vent’anni fa la gente, dentro la pellicola omonima, guardava E.T.. con stupore, incredulità, quasi con paura… insomma, come si guarda un alieno. Perché la mia amica aveva dato voce a uno dei miei sogni impossibili.

L’idea era affascinante. Ci siamo documentate, informate qua e là, e alla fine abbiamo realizzato che per ora non era cosa fattibile. Non in questo momento, non in questo luogo. Ma ogni tanto ne parliamo ancora e sogniamo un posto tutto nostro, dove disporre libri, montagne di libri, in un ordine ancora da stabilire, su degli scaffali ancora da disegnare, con delle offerte irrinunciabili ancora da definire, che avrebbero però attirato i lettori come mosche al miele. Un sogno, appunto.

Non so come, ma ora questo sogno l’ho in parte realizzato. O meglio, lo so come. Grazie a due amici (Cletus e Giulio Mozzi) che hanno avuto fiducia in me, ora ho le chiavi di una libreria fantastica. Non si tratta di un luogo stanziale, ma virtuale, e ha un nome: la Bottega di lettura.

La Bottega è un posto in cui tanti amici si ritrovano per esporre il contenuto di un libro su cui si è trovato qualcosa da dire. Se ne parla, se è il caso se ne discute, lo si mette per un po’ in vetrina, poi lo si ripone sullo scaffale. A disposizione di chi lo vorrà consultare. Cioè, non si potrà consultare il libro in sé, ma i pareri e i consigli di chi lo ha già letto. In modo tale da essere invogliati, o dissuasi (libri brutti ce ne sono, lo sappiamo tutti) a comprarlo, per poi leggerlo con calma.

Sì, è un luogo virtuale. Ma io che sognavo la libreria, mi ci vedo materialmente dentro. Vedo questo locale immenso con tante stanze e gli scaffali ancora da riempire, perché è stato aperto da poco e il materiale arriverà un po’ per volta. Mi aggiro sfiorando i libri di cui si è già discusso e aspettando quelli di cui si parlerà. Sento l’odore di nuovo, e quello familiare di carta stampata.

 In una stanza si riuniscono gli amici e parlano, discutono su come migliorare l’offerta. Sono (siamo) tutti seduti intorno ad un tavolo che non c’è, e ugualmente ci sono, ma non ci sono, anche comodi divani e perfino un caminetto acceso, perché l’ambiente è accogliente se lo facciamo come ci pare. Volendo, si può sentire anche la canzone del mare, perché essendo un luogo che non c’è lo si può situare dove si vuole, e allora cosa c’è di meglio di una spiaggia deserta, liscia e pulita? Se guardo dalla finestra vedo anche il blu marino e mi sento a mio agio.

In questa stanza della Bottega si fanno proposte, ci si incoraggia. Si parla di letteratura, chi da persona competente, chi, come me, da semplice usufruttuaria di questo bene così prezioso.

Da pochi giorni mi sono state date le chiavi di questa Bottega, e quasi ancora non ci credo. La mia libreria sognata è in parte realizzata. Basta chiudere gli occhi e fantasticare. E poco importa se la libreria non è solo mia, anzi!! È meglio così. Provo una sensazione di appartenenza, come accade solo quando ci si ritrova insieme ai propri simili. Con le differenze dei singoli, ovvio, ma con un’unica passione comune: quella di leggere.

Inutile dire che anche questo bisogno di appartenenza era un sogno segreto, così segreto che non sapevo nemmeno di coltivarlo. Ma ora che ci sono, ora che posso dire: ci sono anch’io, l’ho scoperto. E ne sono felice. Si progetta insieme, si costruisce insieme. Io sono fra gli ultimi arrivati, dovrei mettermi un po’ in disparte e osservare, eppure la tentazione di riporre subito un libro su uno scaffale è stata forte… Per ora un libro letto quasi un anno fa e di cui ho già parlato qui. Ma presto su quel ripiano allineerò altre letture, bene o male, in modo ordinato o di sghembo che sia. Comunque a modo mio. E anche di questo sono felice.

Il mio “servizio” presso la Bottega è arrivato in un momento in cui stavo pensando cosa si può fare di una certa attitudine, come si può metterla a disposizione degli altri. Tenere corsi? No, di certo!! Non sono in grado d’insegnare niente, perché mi sento sempre nelle condizioni di dovere imparare. Ma già con la lettura agli anziani mi sono resa conto che  c’è sempre qualcosa che si può fare per gli altri, per quanto scarse siano le proprie competenze e la considerazione di sé.

Raccontare un libro è un servizio di utilità, un modo per dare indicazioni alle buone letture. Ma non è la sola cosa bella che mi è capitata in questi giorni. Non è l’unica opportunità.

Una signora bussa alla mia porta. Si presenta come segretaria comunale e mi butta subito là una proposta cui io non avrei mai, mai pensato. Mi chiede di entrare a far parte della giuria di un concorso di poesie indetto dal Comune e appena conclusosi. IO?? E con quali titoli, con quali meriti? Come posso io permettermi di giudicare il lavoro degli altri? La signora insiste garbatamente, mi spiega chi altri farà parte della giuria. C’è una poetessa discretamente affermata, nonché insegnante, e altre persone che s’interessano per come possono di cose culturali, c’è perfino un fumettista…

In un lampo durato lo spazio di un nanosecondo mi sono vista dall’esterno, come mi vedono gli altri. Io sono un nome che si è diffuso grazie ai quotidiani e alla partecipazione al premio letterario di un settimanale femminile. Ho acquisito notorietà e vengo vista come “una che se ne intende”, una “del settore”. Il fatto è che in un certo senso è proprio così. In un ambiente pressoché rurale come questo in cui vivo, novemila anime disseminate su territorio montano, la spinta verso la cultura è da sempre stata scarsa, presi come si è dalla logica produttiva e materiale. Solo negli ultimi tempi qualcosa sta radicalmente cambiando, c’è più interesse, più attenzione, più vitalità. La strada da percorrere è ancora lunga, ma finalmente si tende a incoraggiare la creatività e lo sviluppo intellettuale. Che c’erano anche prima, ma non venivano valorizzati.

Ora si è pensato a me perché il mio nome è stato ripreso più volte dai quotidiani. Non è che abbia nulla da insegnare, lo ripeto. Però è vero che ho alle spalle una certa “esperienza”, se così si può definire. Nel senso che da anni partecipo ai concorsi, alle scuole di scrittura, leggo recensioni, ne faccio, insomma, cerco sempre d’imparare. Rispetto a chi non si è mai mosso in questa direzione è vero, ho un bagaglio in più sulle spalle, per quanto leggero.

E’ così che mi vedono da fuori. In quel nanosecondo ho capito di avere inconsapevolmente scavalcato una linea immaginaria, che mi ha portato a essere da quella “che impara” a quella “che sa”. Quello che so, in realtà è poca cosa, mentre tutto mi resta da apprendere. Tutto è relativo a questo mondo.

Con questa occasione però potrò mettere a disposizione la mia esperienza, che è scarsa, ma conta pur sempre qualcosa. Posso rendermi utile, alla fine.

La gentile signora, come mi spiega, si augura che il gruppo formatosi in questo modo possa essere poi un punto di riferimento in futuro, per i giovani soprattutto, per invogliarli a leggere, a scrivere, a intraprendere con passione gli infiniti percorsi culturali. E questo è ancora più emozionante. Fare parte di un progetto, contribuire a un’ambizione legittima e non impossibile. Una specie di missione umanitaria…

Non ci ho messo molto ad accettare. Consapevole di limiti e meriti, mi metto a disposizione. Non so come finirà quest’avventura, so solo che è entusiasmante. E se è pur vero che sono sprovvista delle conoscenze tecniche per giudicare le poesie, è anche vero che ho dalla mia due armi fenomenali: il cuore e l’onestà.

Vivere di parole è uno dei miei sogni impossibili. Ora posso dire per lo meno di poter vivere nelle parole.

Il mio tempo è poco. Mi accorgo che dedicarmi alla creazione di racconti, come ho fatto in questi anni, a queste condizioni per me diventerà utopia. Del resto, il mondo non si accorgerà nemmeno di un’altra scrittrice mancata. Però…

Una volta esisteva Mecenate. Grande amante dell’arte, letterato egli stesso, finanziava e proteggeva artisti e poeti perché si dedicassero alle loro arti. Perché oggi di mecenate non ne fanno più? Se almeno ne trovassi uno... Mi basta che vada a lavorare al posto mio, che sbrighi per me le faccende domestiche, che faccia la spesa e cucini ecc ecc… Ecco, forse allora tornerei a scrivere.

E se mettessi un annuncio sul giornale?…

 A.A.A. Mecenate casalingo-lavoratore cercasi….

di Ramona 15:41:00 4 Commenti