07/03/2006

IL MIO MONDO STA MALE

Tutto il mio mondo sta male.

Il mio computer sta male.

Rifiuta la connessione al resto del pianeta. E’ più forte di lui, lo vedi che ci prova con ogni residuo di forza, ma non ce la fa. Ho tentato di guarirlo con le moine, per non ricorrere alle martellate, gli ho fatto compagnia nelle ore piccole della notte, ho sfiorato e accarezzato tasti e bottoni con mille parole buone. Ora lui ci sta provando a fare del suo meglio, commosso, ma credo che non durerà. Insieme a lui soffro anch’io, nelle viscere, nello stomaco, nel rendermi conto di quanto stia male, di come non possa più accontentare la mia voglia di comunicazione. Se continua a stare così, dovrò rassegnarmi a separarmene, a ricoverarlo. Non potrò nemmeno fargli assistenza. Dovrò portarlo al dottore dei computer.

La mia stampante nuova sta male.

E’ bella, grande, ricca di funzioni, ma sta male. Il suo sangue non è buono. Proprio quello deputato a esprimere concretamente il mio pensiero, che dovrebbe far sì che questo resti ai posteri, non va, nessun segno di vita, né a colori né in bianco e nero. Come può campare una stampante senza il sangue buono? Che cosa ci sta a fare qui, vicino al computer, senza poter compiere la funzione vitale per cui è al mondo? Proverò a farle una trasfusione con sangue nuovo. Altrimenti, anche lei andrà al dottore delle stampanti.

Il telefono cellulare sta male.

Improvvisamente restio anch’esso a comunicare, talvolta rifiuta di mandare messaggi. Capita che ci provi, come il computer, ma il messaggio parte e non arriva, disperso nel freddo vento primaverile. Capita perfino che in certi casi s’impunti e i messaggi che si vorrebbe mandare non vengano nemmeno scritti. Un rifiuto dei tasti a essere premuti. E delle dita a premere quei tasti. E pensare che il mio cellulare può invece ricevere tutto senza problemi, non è sordo, è solo un po’ muto. Ma sebbene possa ricevere, sebbene possa ascoltare, ben poco gli arriva. E’ il caso che cerchi il dottore dei cellulari?

La piccola lampadina sta male.

La mia luce piccina piccina, quella che adopero di notte per leggere, quella che crea un’intimità profonda fra me e il libro, escludendo tutto il resto. Non va, sta male. Le ho dato la pappa nuova, ma non va. Ho pensato che forse non gradisce Kafka e il suo Processo, il libro che sto leggendo ora. Ma a me non dispiace e per quanto sia affezionata alla piccola, non posso concederle il capriccio. Dove andremmo a finire? Ho intenzione di finirlo, Kafka. Mi sono informata. Non ci sono dottori per le lucette. Si può solo usarle e gettarle. Del resto, c’è chi lo fa anche con le persone. Io lo so.

La pianta grassa sta male.

Una delle più belle della mia modesta collezione, grande, ricca di spine meravigliose. Capace di dare la vita a fiorellini delicati di un tenero color fucsia. Sono anni che troneggia fra le altre. A ogni stagione si fa più grande e più bella. Ora sta male. Grosse chiazze scure sulla sua pelle spinosa mi preoccupano. La vedo che non va, evidentemente non ha retto neppure lei l’estrema durata di questo inverno cupo. Cosa posso fare? Un trapianto di spine? O dovrò arrendermi alla gangrena e amputare la parte? Con che coraggio riuscirei a farlo? I figlioletti che la pianta ha partorito lo scorso anno sembrano in salute, ma come posso privarli di un pezzo di madre? Ci sarà un dottore per le piante grasse?

Il gatto Tobia sta male.

Due pastiglie al giorno, una spruzzata di antibiotico in una bocca ancora piena di denti e riluttante alquanto, integratori e pappa per mici anziani. Non c’è ritorno. Non c’è da tornare indietro. Tobia non è più un gatto spia, perché non va più a curiosare nelle case degli altri. Tobia potrà solo sperare di stare un pochino meglio per vivere serenamente quanto gli resta. E’ come se lui lo sapesse. Le sue coccole hanno una dolcezza nuova. Acciambellato sulle gambe pesa una piuma, ma è ancora caldo e sa ancora ronfare soddisfatto. Non mi lascia mai. E sembra effettivamente recuperare qualcosa, ma per quanto? Non posso guardare nei suoi limpidi occhi gialli senza chiedermelo ogni volta. Con lo sconvolgimento dentro. E lo so, lo sento, che dovrò diventare una cliente affezionata del dottore di Tobia.

Il signor Pinco sta male.

Da stress, da lontananza forzata, da un nuovo orario di lavoro massacrante. Ogni sera porta alla signora Pallina sua moglie un malessere nuovo. Un male fisico che all’indomani già non c’è più, che si cura con quello che c’è in casa (va bene tutto, purché non scaduto perché se no sta male peggio), ma che per quel giorno non lo lascia vivere. Né lui né Pallina. E la signora Pallina lo comprende, lo visita, non trova nulla di grave e comunque tanto poi passa. Si sa, questi uomini, così grandi, così forti, hanno una soglia del dolore molto bassa, una tolleranza zero e una fifa infinita. Hanno bisogno solo di coccole. Come il gatto. Ma un pensiero assilla Pallina: a forza di gridare al lupo invano, si riuscirà a riconoscere il lupo vero quando si presenterà? Qui ci vuole un dottore serio per il signor Pinco. Di quelli che prevedono il futuro.

La signora Pallina sta male.

Fuori, due begli esemplari di herpes simplex a farle compagnia tra naso e bocca. Sì, ora vengono a due a due, come i militi dell’Arma. Ma il fattore estetico sarebbe niente. E’ che quando questi gentili cosi compaiono non si sa bene se siano causa o conseguenza di un processo di astenia pura che sembra irreversibile. Cioè, compaiono quando sei stanco, o sei stanco perché compaiono? Se la scienza spiegasse questo mistero, la signora Pallina ne soffrirebbe ciclicamente anche più volentieri. Invece così deve accontentarsi di sentirsi giù quanto basta per, ad esempio, non schiacciare nemmeno il pedale del freno ad un semaforo rosso, perché faticoso, ma tirare piuttosto il freno a mano. Sempre che se ne ricordi. E poi, dentro, quel graffio, sottile ma profondo, che non guarisce, non guarisce. La delusione e la disillusione. C’è una medicina per queste cose? Oppure devo cercare il dottore delle Palline?

Il mio mondo sta male.

Tutto insieme sta male.

E’ una pandemia.

di Ramona 17:15:45 Commenta: