03/03/2006

TIZIANO SCARPA IN: UNO SCRITTORE IN CITTA’

Capita anche qui, ogni tanto, come nelle grandi metropoli, un evento culturale di quelli ghiotti. Grazie alla passione di pochi spavaldi succede che uno scrittore arrivi in città e s’intrattenga con i cittadini. Nell’atmosfera poco usuale di un bar. Un bar antico in pieno centro, carico di storia, piccolo, per pochi intimi.

Vuoi che un evento simile mi passi sotto il naso inosservato? Certo che no.

Oggi tocca a Tiziano Scarpa.

Lo scorso anno c’era Giulio Mozzi, fra gli altri. Ah, era stata una bella serata, quella. Il buon Giulio, insuperabile maestro affabulatore, elencò 15 libri fondamentali che non si poteva non leggere nella vita. Vado a memoria: il libro di Giobbe, l’Iliade, le Confessioni di Agostino, i Promessi Sposi, le Operette Morali di Leopardi. E altri. Di ognuno Giulio elencava i motivi per cui quei libri erano assolutamente da leggere, e tu ascoltavi così affascinato e convinto, quasi in modo subliminale, che ti ripromettevi di andare di corsa ad aprirli, quei benedetti capolavori. Che cosa avevi mai letto, fino ad allora?… Nulla!

Quest’anno Giulio il suo intervento lo ha dedicato alle poesie, ma ahimè, l’ho saputo tardi. Mi sono mangiata le unghie e ho mandato mentalmente a quel paese me, perché non mi degno di tenermi aggiornata su quei pochi eventi interessanti che piombano in città a ciel sereno, e coloro che avrebbero potuto avvisarmi, ma che, mi hanno detto DOPO, avevano un mio indirizzo sbagliato. Così non saprò mai quali sono le poesie fondamentali che tutti dovremmo conoscere.

Ma stavolta no. Tiziano Scarpa non mi scappa. Nemmeno se si chiamasse Scarpe e con queste fosse campione olimpionico dei 100 metri.

Chi è Tiziano? Bè, uno Scrittore. Così detto perché ha scritto (e pubblicato) diversi libri. E io non so resistere alla tentazione di vedere dal vivo uno “che ce l’ha fatta”. Voglio dire, uno scrittore in carne ed ossa, dopo Mozzi, dopo la Venturi… Per rendermi conto, stento ancora a crederlo, che non si tratta di alieni, ma di gente come noi, persone che come me, come tanti, amano la parola scritta, amano leggerla e scriverla, appunto. Amano lasciare un pensiero per cui valga la pena essere ricordati. E sono così bravi che ne hanno fatto un mestiere: il mestiere più bello del mondo, che non fai mai fatica a fare, che diverte, che non ti fa timbrare un cartellino e ti permette di comunicare al mondo quello che covi dentro.

E comunque io di Scarpa non ho letto niente. Perché? Ma perché non si può riuscire a leggere tutto di tutti. Perché non c’è stata l’occasione. Perché se non è un titolo che mi attrae in libreria, o a volte anche una copertina, non ci faccio caso. Perché le mie librerie, intese come madri adottive di libri che continuo a comprare, hanno ormai il mal di schiena, malattia professionale per mobili come loro atti a sobbarcarsi il peso della cultura, e quindi talvolta devo rinunciare. Per tanti motivi insomma, non avevo letto nulla di questo autore. Ragione di più per volerlo incontrare.

Con un’amica entriamo nel bar. C’è già movimento, ma noi siamo furbe ad accaparrarci un posto ad un tavolino in prima fila. Gli incontri ravvicinati sono sempre i migliori. Giuro. Il locale è piccolo e si riempie in un lampo. Sorriso d’intesa fra me e la mia amica. Abbiamo fatto bene.

Entra lo Scrittore. Mi sorprendo, ogni volta. E’ fatto proprio come un essere umano, come Mozzi, come la Venturi. Ha due gambe, due braccia, uno zaino in spalla, la faccia simpatica, il cranio vuoto di capelli, ma indubbiamente pieno di inventiva e fantasia. Oltre che di talento. Prende posto ad un tavolino quadrato anche lui. Per un attimo mi emoziono al ricordo del mio piccolo reading per gli anziani. Il tavolino era uguale, avevo anch’io una bottiglia d’acqua e un bicchiere davanti e innumerevoli occhi puntati addosso. In questo brevissimo istante, un de-ja vu, mi sono sentita “uno di loro”… Una che scrive. Certo con molto meno talento, molto meno produzione, molto meno futuro nel settore, però, nel mio piccolo, posso dire: anch’io ho letto qualcosa di mio davanti ad un pubblico. Proprio come te, Tiziano Scarpa, Scrittore. Senso di appartenenza, di solidarietà. Subito ridimensionato. Cala le arie cocca, chi ti credi di essere?

E lo Scrittore, dopo le presentazioni, incomincia a narrare. Soprattutto del suo ultimo libro, che è venuto giusto a promuovere. Un titolo quasi incomprensibile. GROPPI D’AMORE NELLA SCURAGLIA. Che roba è?… E’ presto spiegato. Una specie di poema, breve, sagace, comico e tragico, scritto in una lingua assurda, inventata. Presa a prestito da qualche dialetto centro meridionale e riscritta, comprensibile e divertente. Lingua che descrive personaggi altrettanto reali e impossibili che diventano via via vivi e presenti fra noi. Esempi? Si parla di gatto gattaro, cane canaglio, surcio pantecano. Scatorchio è il protagonista, innamorato di Sirocchia, e dialoga con Iddio patro dellu fallamento del feglio suo Gesù, e poi parla con la Maronna ecc.ecc. Impossibile riportare tutto qui.

Anche perché è impossibile riportare l’incredibile bravura recitativa dello scrittore. Che per l’occasione diventa anche attore. L’espressione, la mimica, la pronuncia di queste parole assurde… diventa tutto così coinvolgente che finiamo per ridere tutti come matti. Ma siamo in un bar o a teatro? E che importa? Ci stiamo così bene!! Riesco anche a riflettere su questo linguaggio che mi ricorda un po’ Camilleri e un po’ Dario Fo e il suo gramelot. Proprio mentre lo penso, lo Scrittore ricorda come nella commedia dell’arte veniva spesso usato un linguaggio costruito con una mescolanza improbabile di dialetti, in modo da essere compresi ovunque. Proprio così, era questo il mio ricordo!! Il gramelot, l’antica lingua degli attori, quella che Fo ha rispolverato e riutilizzato nei suoi lavori. Come non ricordare Mistero buffo, fra tutti?…

Scarpa sostiene che questa usanza da teatro antico gli è stata raccontata, che lui non ci aveva mai fatto caso prima o che non sapeva. Possibile?! Vuoi dire che io già da più di 20 anni, diciamo quasi 30, ho sentito parlare di gramelot, e lui no?!! Vuoi dire che ne so, o ne sapevo, senza alcuna consapevolezza, una più di lui?!! Ma và!!.. Ripenso a quando, studentessa di scuola media, vedevo Dario Fo e il suo Mistero buffo in tv, alla RAI!! Prima della censura. Molto prima del premio nobel. Mi aveva conquistata e un po’ me n’ero innamorata, per la simpatia e la bravura della persona, per l’allegria e la riflessione che portava ogni sua parola. Oh, Tiziano, tu che sei mio esatto coetaneo, dov’eri allora? Cosa guardavi alla tv?!

Ma poi vengo catturata ancora dalla magia della scuraglia, de lu rundenellu e de lu pepestrello nella notte nottosa.

Fantastico, penso.

A confronto la mia lettura agli anziani era piuttosto soporifera. Come avranno fatto a restare svegli?! Fortuna che nessuno di loro è qui, stasera. Fortuna che pochi mi conoscono, in questo luogo, e nessuno sa cosa mi sogno di fare, talvolta, spinta da circostanze che non riesco a domare.

Gli applausi si sprecano. Quando proprio lo Scrittore non ce la fa più a parlare, si passa all’acquisto, per chi lo voglia, del libro. Con autografo. E io lo voglio? Lo voglio. Sgomito un po’, forse passo davanti a qualcuno nella ressa e presento la mia copia del libro. Due libri, perché ho acquistato anche un altro titolo. Scarpa mi guarda, sorride e mi chiede il nome. Rispondo, e lui mi chiede un po’ sorpreso se sono del posto. Forse pensa che sono straniera, con il nome un po’ esotico che mi ritrovo. Magari spagnola, brasiliana, magari badante extracomunitaria. O forse ha sentito in me una pronuncia diversa, lui così sensibile agli idiomi. Confesso le mie origini. Il sorriso si allarga, racconta di essere andato “giù per di là” e di avere assistito alla notte della Taranta (cavolaccio, sono l’unica a non averla mai vista dal vero? Come spiegare che ai miei tempi non esiteva neppure? Chi mi crederebbe?). Dico di sì, perché non so che altro dire, se non che per questo merito una dedica speciale… mi maledico, perché invece vorrei dirgli sai, anch’io, talvolta, provo a scrivere, sai, se compri INTIMITA’ mi vedi lì (ma perché un uomo dovrebbe comprare un settimanale femminile?), sai, anch’io meno di un mese fa ho fatto come te e ho perso la voce leggendo e gli anziani mi hanno donato il loro ascolto, come dici tu, perché l’ascolto si dona ed è più bello riceverlo che regalare la propria voce. Sai, Tiziano Scarpa, conosco anche Giulio Mozzi, e ho conosciuto la Venturi. Sai, Tiziano Scarpa, che vorrei dirti tutte queste cose e non riesco a farlo? E intanto tu mi fai la bella dedica firmata gatto gattaru, mi sorridi e mi congedi.

Ecco qua. Non resta che salutare e tornare a casa. Con la mia amica usciamo, raggiungiamo l’auto, nella notte ancora così fredda. Ci scambiamo battute, commentiamo quanto abbiamo visto e sentito, aggiungiamo qualcosa di nostro. Ci sentiamo bene.

di Ramona 19:53:00 1 Commento