17/02/2006
PREMIO INTIMITA': MILANO E LA PREMIAZIONE
E’ il gran giorno. Oggi si va a Milano a ritirare il premio.Fino a ieri dubbi amletici: come dovrò vestirmi, come dovrò comportarmi, cosa dovrò dire… dubbi di quelli che non ti lascerebbero vivere, se dessi loro spazio. Poiché l’istinto di sopravvivenza è forte, poiché non ho il tempo materiale di farli dilagare, questi dubbi, questi pensieri, rimangono a livello epidermico, non permetto loro di avere la meglio.
Oggi si parte, sveglia presto, il treno è alle 6,20. Già, ma fino a ieri sera ho lavorato: turno pomeridiano, tranquillo, ma che richiede il suo tempo, dalle 14,00 alle 22,00. Dormire poco, quasi nulla. Perché? Non sono in ansia, almeno a livello cosciente. E’ la conseguenza consueta del turno: fare la notte in bianco a rigirarsi come una polpetta nella padella.
Svegliati, preparati, indossa qualcosa che non siano i soliti jeans. Rinuncia ai tacchi, cocca, vuoi ammazzarti con la neve fresca di ieri, i cambi di treno, le corse, un’intera giornata fuori di casa?… Peccato.
Si parte. Che sonno. Sbadiglio. Il treno fino a Padova si riempie poco a poco di studenti e pendolari. Quanta umanità dolente, tutti presi dal sacro fuoco dell’impegno quotidiano: la scuola, l’università, il lavoro. Quanti di loro vorrebbero fare qualcos’altro, oggi, o essere in un altro luogo?…C’è chi ripassa appunti di materie che io non capirò mai (questo che mi siede accanto secondo me studia astrofisica, non si capisce nulla del suo quaderno pure così ordinato…). Siamo in leggero ritardo. Dieci minuti. Cavolo, speriamo di non perdere la coincidenza….
No, non la perdiamo. Perché è l’eurostar (ES) per Milano ad avere ritardo. Come sarebbe a dire? Venti minuti…. che poi si trasformano in mezz’ora. Non è possibile, il pendolino non può ritardare…. E l’alta velocità cos’è, un sogno, un incubo per gli ecologisti, una pura fantasia? Gli altoparlanti annunciano ritardi, sempre di ES, anche di 50 minuti… Alla faccia!! Mi agito, odio arrivare tardi agli appuntamenti, specie se importanti. Finalmente il treno arriva, ma non recupera in corsa nemmeno un minuto. Fremo. Telefono in redazione e avviso che tarderò… La direttrice è comprensiva e tranquillizzante: fino a che non arrivano tutti la cerimonia non comincia.
Mi rilasso e prego di non arrivare domani. La preghiera viene ascoltata e il ritardo rimane di 30’, con tante scuse altoparlate da parte di Trenitalia.com.
Siamo a Milano, dunque. Giornata triste, uggiosa, come solo a Milano può essere. Pioviggina su case grigie, palazzi grigi, strade e uffici grigi. Una marea di gente si accalca fuori dalla stazione, i taxi sono presi d’assalto come le diligenze dai predoni e spariscono nel traffico, sequestrati. Ora basta! Saltiamo al volo su uno di questi taxi, prima ancora che si fermi. Predoni anche noi. E che caspita!!! Il tassista non si scompone, non parla: accende il tachimetro che parte già da 3 euro. Tre euro solo per il fatto di essersi seduti: è una punizione per averlo requisito?… Il tragitto è breve, ci costa solo 5,50 euro, scontati 10 centesimi. Mi guardo attorno: piazza Aspromonte ha un giardino, un piccolo parco con giochi di bimbi. Ma bambini a quest’ora non ce ne sono e gli alberi sono spogli e il tutto sa proprio di tristezza. Ma via, si entra.
Sono in redazione, c’è un bel po’ di gente, saluti, poche presentazioni. Vengo subito rapita da una cronista, immagino, per un’intervista. Una vera e propria intervista, come si fa con le persone importanti, con il registratore e il taccuino degli appunti, già riempito da promemoria sbagliati (il nome, mi si sbaglia sempre il nome, benedetti giornalisti…). Cominciamo bene, mi sento a mio agio, sto al gioco. Mi si chiede di descrivere la mia reazione nell’apprendere del secondo posto. Ero contenta, rispondo, ma ho provato anche un po’ di delusione. Sorpresa sul volto dell’intervistatrice. Sì, certo, speravo nella vittoria, come tutti, no?…
Temo di aver detto qualcosa di sbagliato. Dovevo essere un po’ più umile?… Mostrarmi grata ed entusiasta per il risultato raggiunto? Ma che c’è di male nello sperare sempre nel meglio e nel dichiararlo? Devo essere sempre controcorrente, io, e parlare troppo, vero?… E allora sì, mi affretto ad aggiungere per non deludere la poverina , sono stata contenta, contentissima. E lei sorride con un sospiro di sollievo.
Cerco di distinguere gli altri finalisti. Un ragazzo mi viene incontro sorridendo: è Marco, quarto classificato. Gentilissimo, cordiale, un po’ timido, ma col sorriso sempre pronto. Mi sento solidale e lo ammiro: è venuto anche sapendo di non ricevere premi. Bravo!
M’indicano la prima classificata. Sorpresa, mi aspettavo una ragazza o una coetanea. Invece Luisa è un’insegnante in pensione che ha già pubblicato cinque romanzi. Ahimè. Come si può competere? Lei ha portato i suoi lavori, così ben figuranti, vestiti delle loro belle copertine colorate, e li distribuirà poi in giro. Io penso ai miei racconti stampati al pc in formato A4. Anch’io li ho portati, spinta da un raptus, li ho nella borsa e lì rimarranno per tutto il giorno. Vergognosi della loro nudità.
Poi arriva la terza classificata, trafelata per il ritardo. Ivana, una simpatica casalinga all’esordio nei concorsi letterari. Un esordio col botto, visto che subito si è piazzata terza. Anch’io ... alla mia prima volta ero arrivata seconda, tanti anni fa…. Quasi una vita fa.
E finalmente la direttrice, e poi la scrittrice Maria Venturi e il conduttore tv, nonché autore di canzoni e programmi, Paolo Limiti.
Ma guarda, sono proprio come appaiono in televisione…. Anzi, meglio. Sono esseri umani anche loro e per giunta molto affabili e disponibili. Limiti in particolare è la dolcezza fatta persona. Uno sguardo paterno e pulito, una persona gentile. Una bella persona. Che non se la tira.
Si dà inizio alla cerimonia, in ordine decrescente: prima il quarto, che a sorpresa riceve anche lui un premio. Meno male va, non ha fatto il viaggio da Roma proprio a vuoto.
Poi la terza, poi…io. Una breve intervista (che cavolate ho sparato, per l’ennesima volta?!…), la lettura della motivazione, del giudizio insomma, della giuria, il commento di Limiti che definisce il mio racconto “originale” e che quasi mi fa svolazzare per la stanza, poi i premi: una targa ricordo, una penna, una pergamena con il giudizio scritto, strette di mano, baci e abbracci. E ora i riflettori alla vincitrice.
Devo fare gli onori alla par condicio: i finalisti vengono trattati tutti allo stesso benevolo modo. Niente rulli di tamburi per nessuno. Va bene così.
Fotografie! Mentre stanno arrivando degli antipastini strepitosi un fotografo ci requisisce tutti e ci porta via per le foto da mettere sul giornale. Diomio, quante foto!! Nemmeno fosse il servizio per un matrimonio, o un book da modella… un po’ ci ridiamo, ma la cosa va per le lunghe. Io penso che le mie occhiaie da stanchezza faranno un figurone su queste foto così professionali e impietose. Penso anche agli antipastini, chissà se ne rimarranno, ho una fame da lupi… E penso che vorrei stare con i due vip, sentirli parlare e apprendere cose nuove da loro. Farmi notare?… Be’, sì, non mi dispiacerebbe, ma conoscendomi so che quando voglio farmi notare combino solo guai. Meglio tacere, dunque. E ascoltare.
Come Dio vuole, finite le pose per il book, ritorniamo di là. Scopro che Paolo Limiti sta per andare via e mi dico che no, non può andarsene in questo modo. Che questa giornata e l’incontro con una persona così speciale merita un ricordo speciale. Mi precipito alla borsa, ne estraggo il racconto premiato, il mio povero raccontino nudo nel suo formato A4 e faccio in modo che venga rivestito di calore umano. Chiedo un autografo ai due vip. Ottengo due dediche speciali, con l’incoraggiamento a proseguire su questa strada e a non mollare. Sono commossa e li abbraccio. Paolo con più slancio, ammetto, perché mi sembra così tenero e sinceramente contento… lo bacio volentieri. Faccio ancora la sfacciata: una foto?… Sì, non si sottraggono, sorridono e mi abbracciano ancora. Farà anche parte del ruolo, però voglio credere che un po’, solo un po’, siano realmente contenti di farmi contenta. Click. Catturati per sempre.
Paolo va via, e si sente solo dire bene di lui. Avevo ragione, è una persona dolcissima.
La signora Venturi rimane a pranzo, almeno per un po’, e ci diletta con del gossip di prima mano. Per la verità non nuovissimo, sono cose che già si sanno, ma la mente acuta e la forte ironia rendono gustosissimo l’ascolto.
Vorrei chiederle come si fa a scrivere un libro. Come si fa a trovare l’argomento giusto per mantenere alto l’interesse in chi legge. Cosa si prova quando vedi che i tuoi romanzi vanno a ruba e diventano presto film. Ma non oso. Anche perché mi rendo conto che le stesse cose, a parte forse il discorso film, le potrei chiedere anche alla vincitrice… cinque romanzi pubblicati. Quasi come la Venturi. Ma come si fa?!!
Si nomina la rivista Intimità, i suoi molti anni di vita, si parla degli inserti di una volta, i romanzi completi posti al centro del giornale, da staccare e piegare. Non resisto. La mia mamma, racconto, ne faceva collezione. Ne aveva messi via a scatoloni, per darmeli da leggere quando ne avessi avuto l’età, credo dai 12 anni in poi… La mia mamma aveva pensato a me, rimediando in parte alla mia fame di lettura che non si riusciva a colmare con le poche risorse a disposizione, e i libri che c’erano in casa li conoscevo a memoria, e… Mi ascoltano tutti educatamente, con poco ma gentile interesse, e mi dispiace di aver esternato un così caro ricordo.
Si pranza con portate raffinate: passata di ceci con gamberetti, trancio di salmone e dolce al cioccolato con un cuore caldo di cacao e succo di fragola. Tutto buonissimo. Vino bianco dei castelli romani. E per finire cioccolatini deliziosi!! Come hanno fatto a sapere che io termino sempre il pasto con del cioccolato?… Mmm… mi abbuffo. E mangio anche il boccone della creanza, quello che rimane sempre nel piatto per educazione. Io non sono educata. Un cioccolatino orfano nel piattino è uno strazio, una crudeltà. Meglio divorarlo e porre fine all’agonia.
Bene, il pranzo è finito, i redattori tornano al lavoro. La Milano industriosa non conosce tregue. Ancora qualche omaggio, delle riviste, e se avete qualcosa da proporre scrivete pure, che ne parliamo… scambio di mail e di cortesie. Un abbraccio a tutti, è stato bello, buona fortuna e che il dio dell’ispirazione sia con tutti voi.
C’è ancora tempo prima del treno. Si può andare a vedere il centro. Non si può fare a meno di visitare Piazza Duomo! Non piove, il clima è mite, anche se sempre uggioso. Con la metro si arriva in un attimo. La metro mi angoscia, lo stare sottoterra non fa per me. Sono una creatura a sangue caldo, che ha bisogno di luce vera e di aria buona. Ma dura poco. Ecco il centro, il cuore romantico di Milano. La piazza è immensa e popolosissima. E’ giusta l’ora del passeggio forse. In giro tante persone con l’aria indaffarata, giovani rampanti ben vestiti, belle donne eleganti, ragazzi con zaini firmati. Nella Galleria un maxi schermo aggiorna sui risultati delle olimpiadi di Torino. Non si deve perdere alcuna notizia al giorno d’oggi, è vitale essere informati in presa diretta. Ma nella galleria c’è anche un anziano signore che indossa un vecchio giubbotto e un berretto di lana e porta a spasso il suo cane. O forse è il contrario, perché il cane è enorme, un pastore del Caucaso gigantesco quanto docile. La gente ben vestita si avvicina e una ragazza chiede di fare una foto. Si accuccia accanto al maestoso e regale cane, che non si scompone di una virgola e si lascia amabilmente fotografare insieme alla ragazza. Penserà che sono ben strani questi umani.
Entrare in duomo è doveroso, ma sconfortante. Poliziotti e carabinieri all’ingresso perquisiscono le borse e ti passano addosso lo scanner. Manca mai volessi far saltare in aria tutto il lavoro di secoli fa. Sai, le maestranza del tempo non riposerebbero più in pace. Capisco le precauzioni, al giorno d’oggi, ma ritengo sia tristissimo non poter entrare in una chiesa, luogo di pace, senza essere perquisiti. Era accaduto anche in Vaticano, qualche mese fa. La stessa tristezza anche allora. Ma quando sarà veramente pace, quando non si avrà paura di entrare in un qualsiasi luogo di culto a pregare?
Per associazione confronto Roma e Milano. Due metropoli così diverse. Roma caciarona e piena di vita, calda, luminosa, caotica e affettuosa. Milano efficiente, precisa anche nel traffico, diffidente e laboriosa. Pochi termini non bastano a spiegare le differenze, ma io sento che ci sono. Le due signore sono belle signore, sorelle ma non gemelle, a loro modo incantevoli e distanti. Da scoprire.
Basta, bisogna correre e prendere il treno di ritorno.
Si fa per dire. La musica della mattina non è cambiata. Gli ES accumulano ancora ritardi inspiegabili e quello che è peggio sembrano fregarsene altamente. Perdiamo la coincidenza a Padova per un ritardo di 30’ che suscita le famose desolate scuse di Trenitalia.com. Infatti per ritardi inferiori gli altoparlanti non si sprecano a scusarsi. Anche se magari per soli 10’ hai perso l’ultimo treno. Ma anche il convoglio successivo ha problemi e parte con oltre un’ora di ritardo. Oggi tutti i treni viaggianti in Italia sono disturbati da guasti epidemici che si propagano peggio dell’aviaria. Mi domando se non ci sia la mano dei terroristi islamici. Vogliono destabilizzare il Paese facendone inferocire i pendolari. E non c’è dubbio che gli utenti siano estremamente arrabbiati e pronti al linciaggio.
Dovevamo essere a casa alle 21. Vi arriviamo all’ultimo rintocco della mezzanotte, come Cenerentola. Riusciamo a non perdere la scarpa, che finirebbe in testa ai responsabili delle cattive manutenzioni e dei ritardi, a coloro che se ne sbattono di chi viaggia per lavoro o anche solo per divertimento. Non perdiamo la scarpa, non perdiamo le staffe (a fatica), raggiungiamo il letto come zombie. La giornata a Milano è archiviata. Il sogno, pure.
Avanti il prossimo.