10/02/2006
BUON COMPLEANNO CARO BLOG
Caro blog, ti scrivo per un’occasione speciale. Oggi è il tuo primo compleanno, e non potevo, no, non potevo davvero dimenticarmelo. Né esimermi dal farti gli auguri.
Caro blog, un anno di vita è un traguardo importante per un blog. Ricordi quel 10 febbraio? Mi affacciai in punta di piedi, dentro un paio di calzotte colorate, bussai e chiesi permesso alla blogosfera. Ero l’ultima di centomila blogger, che soggezione!
Tu mi hai teso la mano, io ci ho messo la mia, oltre che le punte dei piedi e cominciai a scrivere… pubblicamente.
Sperando segretamente, per un pudore mai completamente vinto, che non mi leggessero poi in tanti…. Cosa che in effetti si è più o meno verificata. Pochi ma buoni amici. E va bene così.
Caro blog, devo dirti però, che dopo il glorioso inizio, non è che mi hai aiutato molto. Non mi hai mai spiegato cos’è che devo scrivere fra le tue pagine web. Così finisco che ci riverso di tutto.
Dalle improbabili quanto veritiere avventure di Pinco e Pallina.
Alle impressioni di viaggio fra le pagine e in compagnia di un libro.
Al dolore dato da un’esperienza personale, da una fiducia mal riposta, dall’inevitabile sofferenza che non puoi alleviare.
Alle avventure, emozionanti come poche, nell’universo della normalità che mi accompagna.
Ai tentativi ingenui di descrivere meravigliose, fantastiche scenografie naturali.
Alla banalità del quotidiano vista con gli occhi dell’allegria.
A qualcuna delle tante persone che incontriamo ogni giorno.
Ai pochi, per scelta, fatti di cronaca, dolorosi e veri.
Insomma, mio caro blog, lo vedi come sei dispersivo? Tu non mi dai una mano e io finisco per scrivere di tutto. E, in sostanza, di niente.
Ma perché non riesci a indirizzarmi? Anche tu ne guadagneresti in identità. Non vuoi che ti si chiami in un modo definito?
Che so, se mi lasciassi scrivere solo dei miei pensieri più intimi, magari ti trasformeresti in un autentico diario, in cui mettere a nudo completamente la mia anima.
Oppure potresti dedicarti, che so, all’ecologia, alla cronaca, agli aforismi, alla pura e semplice filosofia. Un diario a tema, impegnato.
Oppure ancora potresti essere solo un ricettacolo di racconti, fantasia pura.
Perché essere così dispersivo?
Perché io sono così, hai ragione. E di conseguenza lo sei pure tu. Perché io mi guardo attorno e vedo tante cose e tutte sono belle e interessanti e coinvolgenti, anche le più brutte. Perché tutte mi prendono l’anima. E se mi prendono l’anima io a qualcuno lo devo pur dire.
Così lo dico a te.
Cosa importa se sono sconclusionata, se non seguo un filo conduttore, se parlo di me e non dico niente, se parlo del mondo e non riesco a dire quanto lo amo.
Cosa importa se ciò che scrivo interessa a pochi, quei pochi sono miei amici.
Lo sai che io sono strana. Non te ne sei accorto, in un anno intero?
Io ti voglio bene, caro blog, e ti ho fatto una torta. Ha una grossa candelina in mezzo. Un candelotto, ecco. Una dinamite la cui miccia è ancora accesa perché ha così tanta voglia di esplodere che alla fine non esplode mai. Ma minaccia sempre, bonariamente, di farlo.
Caro blog, l’ultima dei centomila è sempre l’ultima. Su questo non ci piove. Ma quest’ultimo anno è stato emozionante.
Quest’anno in cui ho conosciuto tante persone, ho fissato fra le tue pagine momenti speciali, quest’anno in cui la ruota del tempo ha girato, come sempre, macinando fatti, persone, sentimenti, lacrime e sorrisi.
In quest’anno tu sei cresciuto insieme a me. Nella nostra allegra confusione, nella mancanza di identità, rimarremo sempre gli ultimi fra centomila. Ma chi se ne importa. Io, te, e i nostri amici lettori, siamo gente speciale.
Oh, sì.