13/10/2005

UN'ALTRA VOLTA RIVISTA...

Oggi mi è successa una cosa molto bella.

Sono stata contattata dalla direttrice di Intimità, una rivista femminile molto popolare. Avevo partecipato tempo fa a un concorso letterario indetto da loro, trovato per caso su un numero sfogliato al volo. Non è un giornale che leggo d’abitudine, ma in quel numero finito chissà come nelle mie mani, ho adocchiato quel riquadro, il bando, e ne ho ritagliato una parte. Scrivi un racconto, diceva, verrà giudicato da una giuria composta da nomi del tipo Paolo Limiti il presentatore tv e la scrittrice Maria Venturi.

Non ricordo altro del bando, nè altro m'interessava.

Quello che mi attirava era mettermi alla prova e vedere se mai potevo far breccia su nomi del genere. Non ci contavo, a dire il vero, ma solo il presupposto di essere "letta" da persone così competenti mi sembrava una bella sfida. 

Oggi mi è stato detto che sono stata selezionata per la finale. Solo 4 i finalisti, su un numero incalcolabile di lavori. Io sono una di quei 4.

Non so se rendo l'idea.

Mi è stato anche detto che il mio racconto è piaciuto moltissimo a cotanta giuria, ma non saranno i giurati a votare. La classifica finale verrà decisa dalle lettrici del giornale. I racconti verranno pubblicati uno alla volta, il mio sarà il primo, giovedì 20 ottobre, e in seguito votati.

Si discute tanto in giro di alta letteratura, del valore di questi piccoli (ma siamo sicuri che sia piccolo, questo qui?) concorsi. Si dice anche che non contano molto, che non lanciano carriere fulgide. Sarà vero, certo.

Io però riesco a pensare solo a una cosa. Se sono stata in grado di emozionare una scrittrice famosa come la Venturi, se ho intrigato un uomo di spettacolo dalla cultura impressionante come Limiti, al di là del risultato finale e delle conseguenze di questa partecipazione, io sono già felice.

 

Nella giornata dedicata al Nobel della letteratura, io ho vinto il mio. Mi dispiace per Harold Pinter, che, confesso candidamente e pubblicamente, non ho mai neanche sentito nominare, ma i riflettori, oggi, me li punto addosso io.

Non lo so se vincerò, si voterà fino a metà dicembre.

Se dovessi vincere, andrei a Milano a conoscere di persona questi miti. Non lo avrei mai creduto.

 

Non ci pensavo quando riempivo una paginetta di consonanti e una di vocali, in prima elementare, e nemmeno quando leggevo il mio primo libro o quando un mio tema è stato letto ad alta voce in classe, alle medie. Non ho mai creduto di arrivare in alto, non sono ambiziosa e ho coscienza di limiti che non potrò mai superare.

 

Però ora questo apprezzamento è qualcosa di molto, molto gratificante. E non perché mi lasci suggestionare dal fascino del divo in sé. Tutte le critiche positive, da qualsiasi parte arrivino, mi mandano sempre un po’ in una felice confusione, e quelle negative confermano le mie opinioni su me stessa ma mi spingono anche a fare meglio. Il punto è che sulla competenza di questa giuria non nutro dubbi, e anche se il valore di una giuria è sempre opinabile, il fatto che i suoi componenti siano "esperti" avrà pur sempre un peso, no?

 E come se non bastasse, la direttrice mi lancia l'ipotesi di una collaborazione...

Oddio, vado in crisi... Spero che non sia come l'altra volta… Mi sono presa avanti e ho già detto che io i compitini a casa non li faccio, non so scrivere a comando. Il discorso è rimasto in sospeso, non è stato interrotto né completato e lascia il campo aperto. Forse finirà nel nulla, come altre volte. Tuttavia sentirsi dire che scrivi bene, che sul tuo scritto non occorre nemmeno un lavoro di editor, che riesci a emozionare con poche semplici parole, che il dono, perché di un dono si tratta, che ti è stato dato in dotazione alla nascita non è da tutti....

 

Sentirsi dire questo, ogni volta, mi commuove fino alle lacrime.

 

Lo so che è un dono, io non ho meriti in questo. 

Non merito tanti complimenti, non sono una che "ha studiato", per giunta sono incostante e svogliata. Quello che arrivava, arrivava per caso. E quello che non è arrivato è stato ugualmente per un gioco del destino. Uno strano gioco delle parti, dare e avere, che a volte è in equilibrio, altre no.

Se è un sogno, non svegliatemi.

Non so se andrò a Milano, sicuramente qualcun altro sarà stato più bravo di me, le lettrici della rivista lo giudicheranno. Mi dispiacerebbe, certo, perdere un altro treno, però... Penso che potrei anche accontentarmi, che mi sembra già tanto essere qui a parlarne.

 

Ringrazio il mittente di questo dono: se è vero che c’è, devo a lui queste belle emozioni.

 

 

di Ramona 21:10:16 8 Commenti