09/10/2005

I SI DICE DELL'ARCOBALENO

Il miracolo è apparso all’improvviso. Tra una montagna e l’altra, senza preavviso. L’arcobaleno è lì, di fronte a me, commovente e incantevole, e mi attira a sé come la calamita attrae il ferro: irrimediabilmente.

Limpido, vivace, ferisce il grigio uniforme del mondo e ne gioisce, facendo gioire. Sì, il mio arco è in realtà un gran sorriso se lo guardi dalla giusta prospettiva. Un inno alla vita, la quale potrà anche essere opacizzata da due settimane di pioggia ininterrotta, ma non ne sarà mai sopraffatta.

L’arcobaleno è poco più di un miraggio, d’accordo, ma ciò non toglie che sia magico.

Vedo la sua base: è ben piantata nella valle. L’arco si innalza glorioso verso l’alto e affonda in una nuvola. Mi dirigo verso l’origine. Voglio scoprire dove nasce l’illusione.

Cammino e cammino e intanto ripenso ai tanti si dice.

Nel punto in cui nasce l’arcobaleno, ricordo un si dice di quando ero piccola, gli gnomi nascondono una pentola ricolma di monete d’oro. Tutto il loro tesoro, che nessuno finora ha mai trovato. Io sarò quella che la scoprirà. Ho  con me un piccone e un badile per scavare. A dire il vero non voglio rubare nulla, tanto meno agli gnomi che, si sa, sono permalosi e dispettosi: chissà cosa sarebbero capaci di combinare a chi li disturba, non voglio mica correre il rischio di scoprirlo a mie spese… Inoltre quale banca potrà mai tramutare in valuta corrente delle monete così fuori corso e fantastiche, seppure di oro? Ma a prescindere da tutto ciò, io non sono avida. Quelle monete non mi servono a cambiare la vita, non ne ho bisogno e non le voglio. A me basta trovarle per guardarle, affondare le mani nella pentola, rimanere abbagliata dall’oro zecchino e provare per un attimo le emozioni di Paperon de’ Paperoni che nell’oro ci si tuffa. Non terrei nulla di quel tesoro per me: appartiene agli gnomi, è frutto della loro fatica e a loro lo lascerei intatto. Per me i veri tesori sono altre cose.

Una volta trovata la pentola proseguirei con lo scavo. Voglio vedere se l’arcobaleno prosegue la sua corsa anche sotto terra. Io ne sono convinta. Non mi serve una conferma ufficiale per immaginare un lunghissimo scivolo colorato che raggiunge il centro della Terra, scomodando Lucifero che lì dimora, uno scivolo che funge da divertimento a quei quattro diavoletti scalmanati e indecisi che ancora non sono capaci di fare del male. E come potrebbero, quando c’è una “cosa” così magica e potente che provoca anche nel loro cuore di cattivi potenziali una gioia prepotente, quando un universo variopinto, racchiuso in quei sette colori vitali, illumina i loro antri oscuri?

L’arcobaleno, io lo so, passa attraverso il cuore della Terra, risale dal lato opposto e si ricongiunge alla propria estremità. Se spazzassi via le nuvole vedrei che non si tratta di un arco, dopo tutto, bensì di un tondo, una circonferenza: è l’anello matrimoniale del mondo.

E cammino, cammino. Oltre al piccone e al badile ora ho anche la scopa, per verificare la mia certezza guardando al di sotto delle nuvole.

Camminando osservo estasiata i colori. Dio, cosa saremmo senza i colori? Come potremmo sopravvivere al grigio eterno? La pioggia di questi giorni ci ha dipinto una prospettiva senza luce, incolore, da far tristezza. Ma ecco che il sole riesce a far capolino, dipinge d’oro i neri merletti delle nuvole intrise d’acqua e fa risplendere l’incantesimo.

Si dice che la prevalenza di uno dei colori dell’arcobaleno sugli altri, quello che maggiormente risalta, è l’indice predittivo della ricchezza che porterà l’annata. Di fronte a me, l’arco più vivace, più largo, è quello giallo. Quindi ricchezza di grano, frumento, sole… O così si dice.

Fosse il verde a prevalere, abbondanza di erba, pascoli e ortaggi. E speranze mai perdute.

L’arco violetto, o rosso, è il più largo? Vendemmia abbondante, vino in veritas, allegria e buonumore.

E se fosse il blu? L’azzurro del cielo non verrebbe mai oscurato così a lungo e la serenità invaderebbe anche le nostre anime.

E cammino, cammino. Ora fra i miei attrezzi ho anche un arpione, per tenermi stretta la fantasia e non lasciarla andare alla deriva. Ma quando arrivo a destinazione? Più mi avvicino, più il miraggio si allontana. Eppure è lì, risplende e ride giocoso.

Una volta che lo raggiungo mi ci voglio arrampicare e fare lo scivolo fino a terra. Non è da tutti filare via fra i colori primari e far sprizzare scintille di vita che poi saliranno in cielo e diventeranno stelle.

Farò anche un’altra cosa quando arriverò. Passerò sotto l’arcobaleno. Con un po’ di batticuore e tanta curiosità. Tra i tanti si dice c’è anche questo: a passare dall’altra parte si cambia sesso: l’uomo diventa donna e viceversa. UAO! Un sogno di bambina, quello di diventare per magia un maschietto, che ora diventerebbe realtà. Credevo allora, mi facevano credere, che il maschio era un essere diverso e speciale, non solo per questioni anatomiche, ma perché tutto gli era concesso, mentre a me tutto era proibito in quanto femmina. Accidenti a me, pensavo, perché non ero nata maschio? Me lo chiedevo arrabbiata, infuriata con il caso e con un mondo di convenzioni assurde. E pensare che ora mi sta bene, più che bene, essere femmina. Anzi, FEMMINA, tutto maiuscolo… Ma la curiosità, una briciola, mi è rimasta. Passerò al di là dell’arcobaleno, dunque, mi farò la barba, giocherò a pallone e fischierò alle ragazze. Guarderò alla vita con emozioni in bianco e nero, ignorando le sfumature. Poi tornerò di qua e sarò ancora, felicemente, me stessa.

Ecco, ho aggiunto anche il rasoio agli attrezzi, mi servirà per radermi. Sta diventando gravoso questo cammino. Il mio arcobaleno sornione sorride, rifulge, ma non si fa acciuffare. Ma io vedo il posto dove è piantato in terra. E’ così vicino, a soli due passi. Riprendo fiato e ricomincio a camminare. Ci arriverò prima del tramonto. Lo so.

 

mercoledì 5 ottobre

di Ramona 13:51:36 2 Commenti