30/08/2005
DOV'E'?
L’ho cercata dappertutto. Lei non c’è più. Scomparsa. Fuggita. Se n’è andata, libera, elegante e leggera come una farfalla e altrettanto inafferrabile.
L’ho cercata con furia per ogni dove, come si cerca il tesoro dei pirati.
Ho scrutato lontano, tra le stelle e la luna, se per caso si fosse nascosta tra loro. Mi sembrava un buon nascondiglio, gli astri ammiccavano languidi e incoraggianti. Tuttavia lei non era là.
L’ho cercata tra le moine di un cagnolino giocherellone e lo sguardo altero di un vecchio gatto. Neppure là l’ho vista, sebbene abbia sfogliato pelo dopo pelo, saltellando disperatamente alla stregua di una pulce affamata.
Non era nell’erba tagliata di fresco, nei tristi fiori maturi di fine stagione, vanesi di un ultimo colorato orgoglio. Non si è addormentata al riparo di un monte innevato e neppure ne ha scalato la cima. E per quanto abbia navigato per i sette mari alla sua ricerca, lo confesso: più inavvistabile di Moby Dick, se c’era, lì nell’azzurro, io non l’ho trovata.
Non si è vista in città. Non era imbottigliata nel traffico, non camminava a piedi con l’aria sognante da turista. Non scendeva dal treno e non saliva sull’autobus. Non pedalava, salutista sorniona, sotto al semaforo c’era il nulla e la piazza mi è sembrata così vuota.
Nel silenzio di una chiesa avrei trovato molte domande e poche risposte. Ma non lei.
Ho scavato fra le rughe di un viso amato. Erano così profonde… ma non nascondevano nulla. Solo gli anni di vita vissuta e tanto amore ancora da regalare. No, lei non era neppure là. E un po’ mi è dispiaciuto.
Allora ho sfogliato le pagine immortali dei poeti e dei grandi narratori. Sicura di non sbagliare, questa volta: lei non poteva che essersi rifugiata in quei luoghi sacri alla mente! Illusa. Di là era sì passata, un tempo, ma già non c’era più. Non c’era più per me.
No, non mi sono ancora arresa. Ho alzato di nuovo gli occhi al cielo, ho spiato le nuvole che giocano ridendo con il sole. Ho immaginato che qualcuna di loro la celasse in sé, nell’impossibile, bianca morbidezza dai contorni d’oro rosa. Mi sono sbagliata. Lì lei non c’era.
Come non c’era nella lacrima solitaria del nonno, nel sorriso di bimba, nell’ombra di una croce, nel fiato sporco di una bomba o in una stretta di mano. Non era in Iraq, né in Israele, né nel Mali, o nel Burundi, nelle Filippine o nel Tibet.
Se n’è proprio andata. Chissà dove, chissà da chi.
Io la conosco bene. E’ capricciosa, volubile, dispettosa. Lei appartiene a tutti, forse a qualcuno un po’ di più, ma sceglie di persona dove e con chi alloggiare. Per molto, per poco, chi lo sa. Non la puoi legare, né costringere, né pregare. Finora è stata con me. Ora si è stancata.
Non mi resta che attendere. Ho fiducia. Prima o poi, quando vorrà, farà ritorno, lo so.
Mi metto qui, seduta. Ho una penna in mano, un foglio bianco davanti e gli occhi chiusi. Non la cerco più. Quando lei, Signora Ispirazione, ballerina lieve e traditrice, vorrà tornare da me, io sarò pronta ad accoglierla. E dal nostro incontro nascerà, finalmente, una storia.