01/08/2005

GITA IN BICI

Da una settimana il signor Pinco annuncia:

“Domenica si va in bicicletta. In montagna.”

La signora Pallina dà un’occhiata, nell’ordine: alla propria pancetta, ai quadricipiti da anni allo stato di riposo e al mostro a due ruote lucidato per l’occasione. Si chiede, sgomenta: come si può conciliare il tutto senza conflitti? Ma tanto, sorride tra sé, domenica pioverà. Perché preoccuparsi?…

Domenica mattina all’alba, o giù di lì: il sole è alto, la giornata fresca e invitante, si parte!

Ma prima si caricano le biciclette sul gippone.

Cento chilometri per arrivare a destinazione: Innichen, che non è in Germania o in Finlandia o in altro posto straniero, ma in Alto-Adige e si traduce in S. Candido. La popolazione è italica e tuttavia parla un’altra lingua e fa finta di non capirti se invece tu ti esprimi in quella di Dante. Il luogo è meraviglioso, tranquillo, pulito. Nella splendida giornata che avanza la signora Pallina nota altri sventurati, certo più entusiasti di lei, che si avviano in bicicletta per le numerose piste ciclabili della zona. Non sono gli unici, lei e suo marito, certo che no.

Programma: Innichen-Sexten (Sesto) e ritorno, tutta pista ciclabile, all’ombra dei pini, in totale circa 15 km. Non è malaccio, si dice la signora Pallina. Le è stato garantito che il percorso è pianeggiante, lo fanno anche i bambini e magari anche gli invalidi.

Si scaricano le biciclette dal gippone. Quella della signora Pallina ha un cestino accogliente, unico vezzo un po’ femminile, per il resto ha l’aria decisamente solida. E non è che sia leggerissima.

Il signor Pinco ha voluto attrezzarsi con lo zaino da scalatore dell’Himalaja, il quale zaino è come il pozzo di San Patrizio, ossia senza fondo. Esso contiene: vestiario di ricambio, un asciugamano, viveri, giacche a vento anti-pioggia (tutto è possibile in montagna, anche un repentino dietro-front del sole), litri e litri di beveraggi. Il bravo signor Pinco ha insistito per essere lui il mulo da trasporto. La signora Pallina si accontenta, per nulla contrariata, del proprio zainetto da passeggio che contiene cose più frivole. I cellulari in caso di bisogno (in Alto-Adige funziona il 118? Forse sì), i portafogli per le necessità (in mezzo a un bosco?!), i documenti per farsi riconoscere dall’esercito straniero in caso di sconfinamento all’estero (l’Austria da qui dista solo 9 Km.), il pettine, il deodorante per mascherare sgradevoli odori successivi alla pedalata  e quindi, in caso, non fare brutta figura né con il 118 né con l’esercito ecc. ecc.

Temperatura ambientale: 18°. L’ideale per fare movimento fisico. Quasi fresco, per avere solo un top addosso e calzoncini corti. Diconsi da ciclista, questi ultimi, ma non sono quelli veri, con l’imbottitura. La signora Pallina se ne accorgerà a fine giornata. 

Partenza. Anzi, prima di tutto un lungo sorso preventivo di Gatorade. La signora Pallina ha già perso molti sali col sudore freddo al solo pensiero di quello che l’aspetta.

Pronti? Via!!

Qualche esitazione nel trovare la pista corretta, ma poi, complici il solito senso d’orientamento che per fortuna fra tutti e due produce qualcosa di buono (presi singolarmente entrambi si perderebbero), s’imbrocca il giusto sentiero.

Giusto?

Le informazioni davano per pianeggiante un tratto che di pianura ha solo il ricordo. Ha sbagliato l’informatore, o le forze della signora Pallina sono più esigue di quanto ella stessa temesse? Conta poco, non distrae dalla fatica nemmeno il romantico costeggiare il fiume Drava, che sembra perfino bello e pulito e che fa fantasticare al solo pensiero che lui viaggia senza passaporto e attraversa confini senza permessi e senza biglietti. Ma scusa, non c’è l’Europa unita? Chiunque ormai può viaggiare senza passaporto e senza permessi, cosa sono queste ciance? Si pensi a pedalare.

E’ una parola.

Dopo un quarto d’ora, la signora Pallina deve bere. E’ già smontata di sella due volte, ad affrontare un falso piano che più falso non si può.  Ha quasi le lacrime agli occhi, le pulsazioni a duemila, il sudore gelato attaccato alla pelle e si sente svenire. Inoltre non c’è verso di capire quale sia il rapporto più giusto da usare, sulla strada completamente sterrata, irta di sassi e fango. Ah, maledizione! Quando abitava al sud, non c’era alcun bisogno di cambio e rapporti. La sua biciclettina di allora, comprata con il primo stipendio, era una piuma preziosa da città che andava da sola, perché lì sì, la pianura era pianura vera.

Uffa! Il signor Pinco sembra comprensivo, non fa che pedalarle intorno, con il suo zaino da almeno 10 chili e va e torna, va e torna. Non fa fatica alcuna. Cos’è questo gironzolare intorno, amore o sfottò? Ma ecco che l’orgoglio torna a galla. Non può mica finire tutto prima ancora di cominciare, no?

Coraggio, Pallina, pedala.

Dopo un altro quarto d’ora di eroici sforzi, però, la signora Pallina dichiara che se non si rifornisce di zuccheri non sarà assolutamente in grado di fare un ulteriore giro di pedale. Non lo dice lei. Lo dicono le sue gambe. Così, al primo bivio, da cui si prospetta l’ennesimo “falso piano” tutto in salita, si fa sosta. Saltano fuori le merende del Mulino Bianco. Vanno giù come aragosta, una leccornia. Ognuna fornisce 154 calorie.

“Allora”, sentenzia il signor Pinco, “ne possiamo mangiare un’altra”.

Ok, 308 calorie a testa, dovrebbero essere sufficienti, la Gatorade è già esaurita, si tira un respiro e si riparte.

Va meglio, sì. La cioccolata compresa nella merendina ha già rilasciato la sua quota di energia, e i carboidrati ora faranno lo stesso. Già, ma la salita è salita, e allora? Allora si scende, si scarpina un po’ e poi si rimonta in sella. Non ci si abbatte alla prima difficoltà. O altrimenti non resta che doparsi. Ma davvero i ciclisti nel giro d’Italia, quando scalano i passi Pordoi, Falzarego, Duran e compagnia, fanno tutto da soli? E che, sono dei mostri?

Ecco un breve tratto facile, giusto per illuderti un po’, Pallina.

La pista è sempre sterrata, ora attraversa un bosco. Così oltre ai sassi  ci si deve riguardare anche dalle radici affioranti degli alberi e dalle pigne malefiche che possono trasformarsi in veri killer. E sì che Pallina vorrebbe concentrarsi sul paesaggio, su quegli abeti secolari e imponenti, sul fresco della loro ombra e sullo spicchio di azzurro che s’intravede fra le loro cime. Il signor Pinco, là davanti, è circondato da una nuvola di farfalle, tutte scure e impavide. Una natura incontaminata e antica, meravigliosa. Ma non si può perdere la concentrazione. Occhio!

La pista è frequentata. Giovani coppie con bambini o cani, anziani in passeggiata, due fidanzati, lei fa jogging, lui le pedala accanto. All’ennesimo bivio la signora Pallina incontra un’anziana signora,  m. 1,50 per 90 kg, suppergiù, che monta tranquilla una piccola bici da bimbi, quelle con le ruote proprio piccole piccole. Più piccola di una Graziella. Sembra non fare alcuno sforzo, perdinci! Sia mai che la faccio io la brutta figura, pensa la nostra Pallina, e no! Lo sprint riprende più ardito, almeno per un po’.

Mezzogiorno e trenta: ora di pranzo. Un’area attrezzata a parco giochi capita a fagiolo. E’ deserta, ma i nostri s’impossessano velocemente di un tavolo e fanno festa con i panini e la minerale. Detto tra noi, la signora Pallina, una volta recuperate le forze, non resiste alla tentazione e prova tutti i giochi dei bimbi. Tutti. Il totem con i pioli da scalare (uh, che vertigini!), l’altalena fino a sentir lo stomaco traslocare nelle orecchie, la rete con la scala in tronchi che sembra uscita da un percorso di allenamento dei marines, e lo scivolo. Lo scivolo!!! Dio che bellezza! Che senso di ebbrezza trovarsi lassù (ma i bambini non hanno paura?) e poi lasciarsi andare giù con quel piccolo urlo che scappa fuori proprio da solo. Bello, bellissimo.

Il signor Pinco, ovviamente, disapprova, ma sorride anche lui. Però sollecita la nuova partenza. E va bene.

Ora va decisamente meglio, sia il percorso che le riserve di carburante. E per qualche magia finalmente anche il rapporto è quello giusto. Ma si arriva subito a Sexten. E allora? Allora si ritorna indietro.

E stavolta è tutto un altro discorso. E sì, perché dove prima c’era salita ora c’è discesa. E che discesa! Una lunga volata senza neppure respirare. Vento nei capelli, sorriso beato e un po’ incosciente in faccia, le ruote che fanno scintille su sassi, radici e pigne.

Ora sì che si ragiona.

Ora sì che è meraviglioso andare.

Ora sì che la signora Pallina arriverebbe anche a casa volando in questo modo.

Lo sforzo è quasi maggiore, le mani ad artiglio sui freni senza tuttavia frenare di colpo, le braccia tese, il sedere messo a dura prova da una sella decisamente poco, anzi per nulla molleggiata. Ma si va che è un piacere. Anche in capo al mondo, se fosse tutta discesa.

C’è un’unica salita, a dire il vero, e anche abbastanza erta. La signora Pallina ci vede tre giovani sacerdoti passeggiare e non vuole farsi compatire. In un lampo affronta la salita senza neppure smontare di sella. Alla Nembo kid. Si sente gli occhi dei tre sul posteriore e accelera la pedalata. Non vuole indurre in tentazione le nuove leve.

E intanto si riesce anche godere delle distese di prati verdi (dov’erano prima?) che con il blu del cielo e le montagne in lontananza creano un’ambientazione da fiaba.

In breve si arriva al punto di partenza. Nemmeno una caduta.

Incredibile.

Non c’è stato bisogno di chiamare il 118 e non si sono persi.

Fantastico.

La facile pedalata di ritorno induce i coniugi a esplorare anche il paese. Che merita, davvero. Girando per le strade non si vedono altro che balconi fioriti. Ogni casa, ogni albergo, quasi ogni edificio è abbellito da fiori prosperosi e ben curati. Non solo, ma gli accostamenti di colori sono fatti anche in base al colore della casa. Intonaco rosa? Fiori rosa, fucsia e bianchi. Intonaco giallo? Fiori gialli, blu e bianchi. Intonaco bianco? Fiori di mille colori, viola e fucsia e blu sugli altri. Che spettacolo.

E la giornata è sempre splendida e fresca. Il vento sulla pelle ora è gradevole. E’ l’ora di tornare verso casa, ma è un peccato.

La signora Pallina, con negli occhi ancora l’esplosione di colori dei balconi, le spalle arrossate dal sole, il fondoschiena dolorante che domani le impedirà di sedersi normalmente, e una sensazione di profondo benessere, lancia al signor Pinco uno sguardo adorante. Quando la rifacciamo, amore?

di Ramona 17:45:57 3 Commenti